Lettera aperta del Pres. ACSI Veneto – Rossano Nicoletto

Egregi signori,

Mi rivolgo a tutti coloro che in questi giorni si sono sentiti in dovere di intervenire in merito alla questione riguardante il circolo ACSI Factory e a quanto accaduto la sera del 21 ottobre scorso.

Sono sinceramente dispiaciuto del fraintendimento venuto a verificarsi, evidentemente frutto di un colossale malinteso, dovuto essenzialmente al fatto che le dichiarazioni pubblicate non riportano integralmente il mio pensiero o addirittura ne stravolgono completamente il senso.

Purtroppo nessun quotidiano ci ha concesso lo spazio sufficiente per una replica che faccia comprendere in maniera esauriente le nostre ragioni in merito. Ritengo dunque che, per replicare in maniera esaustiva alle accuse di razzismo, sia necessario utilizzare canali meno istituzionali, chiarendo in maniera definitiva la situazione.

Innanzitutto tengo a precisare per l’ennesima volta alcuni importanti punti che riguardo l’Associazione affiliata, l’ACSI e il nostro operato nel tessuto sociale veneto.

  1. Il Comitato ACSI Padova e il Comitato ACSI Veneto, tacciati a più riprese di razzismo, annoverano tra i propri collaboratori diversi membri di provenienza straniera e hanno organizzato e partecipato in diverse occasioni a manifestazioni per favorire l’integrazione.
  2. ACSI ha diversi circoli affiliati con direttivi e soci composti integralmente, o quasi, da cittadini stranieri, comunitari ed extracomunitari: senegalesi, nigeriani, camerunesi, albanesi, moldavi, cinesi, argentini. Ogniqualvolta veniamo contattati da Associazioni costituite da persone di cittadinanza straniera noi viviamo tale situazione come una nuova opportunità  di conoscere e farci conoscere; di creare e concepire nuove possibilità.
  3. L’attività che svolgiamo è prevalentemente sportiva ed è importante ribadire come la squadra di calcio a 8, nata dalla collaborazione tra Factory e ACSI Padova, di cui io, alcuni soci del Factory stesso e il presidente provinciale ACSI Cristini facciamo parte, sia composta per buona parte di cittadini albanesi e marocchini, soci essi stessi del Factory.
  4. Chi vuole accedere ad un circolo privato, deve preventivamente compilare una domanda di ammissione a socio e attendere la ratifica da parte del direttivo dell’associazione. Mi risulta che il Factory sia un circolo che applichi la norma correttamente. Se ciò non è avvenuto e per questo motivo quel gruppo di persone, tra cui la sig.ra Gjeta, avrebbe voluto accedervi direttamente, mi riservo di accertarlo attraverso la verifica in un confronto diretto.
  5. Il Factory non ha alcuna norma interna che preveda l’esclusione di “aspiranti soci” in base alla propria nazionalità, tanto è vero che esiste un accordo in essere con l’associazione Erasmus ed è normalmente frequentato da cittadini di tutte le nazionalità, albanesi compresi naturalmente. Voglio ribadire inoltre che uno dei componenti il Consiglio Direttivo è di nazionalità albanese e credo di poter dire che, se la situazione fosse quella grottesca descritta dai media, tale presenza sarebbe quantomeno contraddittoria. L’accusa di razzismo sarebbe stata fondata solo nel caso in cui il Factory non avesse MAI fatto entrare cittadini stranieri.
  6. Nessuno si è mai sognato di accusare la sig.ra Gjeta di protagonismo, ma ero certo, e sono stato facile profeta, che l’episodio sarebbe stato strumentalizzato e amplificato dai media senza che alcuni di essi dessero nemmeno lo spazio necessario alle controparti; senza quel contraddittorio che è, tra l’altro, dovuto per legge. Quello che è avvenuto a livello mediatico è sotto gli occhi di tutti, non sta a me trarre conclusioni affrettate o, peggio, emettere sentenze come invece pare abbiano fatto in molti.
  7. Nessuno, infine, ha mai affermato che l’episodio riferito sia futile, ma permettetemi di dire una cosa, nella “classifica” delle priorità di noi cittadini qualunque vi sono certamente moltissime altre cose più importanti per cui mi INDIGNO. Ne cito una per tutte, che stride con le difficoltà in cui si trovano migliaia di famiglie italiane: i privilegi e gli sprechi di miliardi di euro della politica che possono condurre a situazioni in cui si rincorrono i bollettini che riportano i numeri delle vittime della devastazione del territorio e della speculazione edilizia, opera dei soliti poteri forti. Ecco le cose per cui si dovrebbero mobilitare i media, che avrebbero avuto un ruolo determinante anche a Genova se, invece di trasmettere boiate, avessero avvertito la popolazione di ciò che stava accadendo (se opportunamente e tempestivamente avvisati dalle autorità).

Ciò premesso ritengo di poter affermare senza timore di essere smentito che condannare un ente di specchiata moralità come l’ACSI o i componenti il direttivo del Factory, per un eventuale comportamento “stonato” di un singolo o, ancora peggio, per un deprecabile malinteso, sia non solo inopportuno, ma ingiusto e controproducente. Il Factory, in collaborazione con ACSI, sta facendo rivivere una zona delicatissima di Padova che, in caso di chiusura del club, potrebbe cadere in mano a frequentazioni poco raccomandabili, creando un’altra zona di forte degrado a ridosso della stazione ferroviaria. Padova non ne ha certo bisogno.

Purtroppo, il caso e il caos creatosi attorno a tale situazione mi fa temere che qualcuno spinga, per motivi a me sconosciuti, affinché il direttivo sia messo alle strette e rinunci alla propria sede, faticosamente rimessa in sesto con grossi sacrifici personali e finanziari, che pare siano premiati dal successo che sta ottenendo. I molti controlli fin qui effettuati, che dimostrano un interesse che esula dalla normale routine, sottintendono che le autorità hanno sottovalutato ciò che accadrebbe nel caso l’assemblea dei soci decidesse di sciogliere l’associazione e lasciasse l’edificio in balia di gente senza scrupoli che ne farebbe, con tutta probabilità, un nuovo bazar della droga. Vogliamo difendere questa realtà e il suo diritto ad esistere e a svolgere la propria attività, anche per questo motivo le nostre risposte sono potuto sembrare eccessive e mi scuso con la signora Gjeta se l’ho accusata di presunto protagonismo. Non era e non è mia intenzione mancarle di rispetto, ma al contempo mi sono sentito in dovere di difendere il Factory e le persone che collaborano con esso, avendo con molte di esse un rapporto umano fondato sul rispetto reciproco e, ci mancherebbe fosse diversamente, degli altri. Faremo tutto quanto è nelle nostre facoltà per difendere i diritti dei soci ACSI e del Factory, di qualsiasi nazionalità essi siano.

Sottolineo inoltre che il Factory è l’unico punto d’incontro in città che viene utilizzato da tutte le associazioni affiliate all’ACSI prive di una sede sociale. Questa campagna denigratoria fondata su di un episodio, deprecabile finchè si vuole, ma non certo così grave da vedersi affibbiare la patente di “RAZZISTI”, anche e soprattutto da moltissime persone che non sono state testimoni diretti dei fatti e nemmeno ci conoscono personalmente. In questo modo viene danneggiato tutto il movimento ACSI, non solo una singola associazione. Questo mi dispiace non lo accetto e farò tutto quanto è nelle mie facoltà affinchè non accada.

Chiudo rinnovando l’invito alla sig.ra Gjeta, e a quanti vorranno esser presenti, a fissare un incontro conciliatore per derimere la questione, stigmatizzare gli eventuali comportamenti non corretti di alcuni, e riportare l’episodio nei giusti termini, nella speranza che ciò possa avvenire a breve.

Rossano Nicoletto – Presidente Regionale ACSI Veneto

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